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Monthly Archives: maggio 2011

La Compagnia Teatro dei Dis-occupati e la Compagnia Degli Impossibili presentano lo spettacolo teatrale “Scusatece tanto ma c’avemo da fa’ – ricordi di Roma di ieri e di oggi”. Lo spettacolo nasce dal laboratorio che Monica Crotti e Massimo Cusato hanno svolto presso il Centro Anziani “Fabio Di Lorenzo” con il patrocinio del Municipio III di Roma e l’Assessorato alle Politiche Sociali. Il percorso svolto con gli anziani del Centro è partito dal recupero di ricordi della loro infanzia. Dallo sviluppo di questi ricordi e dallo studio di autori romani (Trilussa, Fabrizi) nasce suddetto spettacolo . L’ambientazione è quella di una vecchia osteria, dove il tempo sembra essersi fermato e dove tutti coloro che vi si ritrovano, per lavorare o per mangiare e bere, ricordano la Roma che fu e come il quartiere, e con esso le sue abitudini, siano cambiati. Si ride, si ricorda, si riflette, tra un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

 

Venerdì 10 e Sabato 11 giugno alle ore 21:00

presso il giardino del Centro Sociale Anziani “F.Di Lorenzo”

in via Boemondo 7 , Roma (zona Stazione Tiburtina)

in caso di pioggia lo spettacolo avrà luogo

all’interno del Centro Anziani

ingresso libero

 Lunedì 30 Maggio 2011 , 15:03

di Sergio Lo Gatto

Sotto Chiave

Da ormai qualche mese questa rivista possiede una sezione apposita dedicata al teatro ragazzi, in cui si tenta di registrare le scosse di assestamento di un genere che in Italia appare di certo molto trascurato rispetto alla vitalità dimostrata, ad esempio, in Francia o Belgio. Eppure lo spettacolo in questione, e la compagnia che lo ha prodotto, avrebbe forse bisogno ancora di una categoria a parte. “Sotto chiave” è il titolo del vincente affresco che il Teatro dei Dis-occupati disegna a partire dal racconto “Elisabetta e Limone” di Juan Rodolfo Wilcock. E il suo pregio fondamentale è quello di offrire uno spettacolo adatto a tutte le età. Elisabetta abita in religiosa clausura una tomba protetta da un fido guardiano guercio e che divide con la invisibile sorella. A farle compagnia soltanto il ricordo della madre andata in cielo ormai chissà quanto tempo prima e un bislacco mestiere, quello di tessere abiti per topi. In questa cornice irrompe, come dal nulla, il fuggiasco Limone, timido e semianalfabeta. Elisabetta lo incatena al letto temendo chissà quale aggressione. Ma è da questo assurdo gioco dell’ostaggio che nascerà un rapporto tenero e consolatore. Gli stilemi sono quelli della favola, con tanto di mondo fantastico (sovrana è la materna ma temibile Repubblica), animali parlanti e salti temporali. Eppure alla dimensione dell’apologo classico si mescola l’immaginario onirico di quella scrittura di cui Wilcock, insieme a Borges, era stato profeta. Allora, nella solida verbosità del testo, il gioco diviene quello di abbandonarsi alle associazioni d’immagine e concetto, di lasciarsi andare a un viaggio visionario in cui, nell’arco della medesima frase, un giaguaro diviene un cammello, un passante un topo, una castello una tomba. È il gioco della fantasia e della sua narrazione, certo, quello in cui un gesto, se ripetuto con puntualità e ricalcato dalla direzione di uno sguardo, diviene immediatamente riferimento conosciuto; il gioco in cui un suono basta a scandire il tempo, un buio a far passare una notte. Eppure in questo arabesco intessuto da Monica Crotti e Massimo Cusato c’è di più. Il continuo slittare da un’immagine all’altra, affidato a una recitazione assolutamente impeccabile guidata da una e ben sostenuta dall’altro, diviene chiave di lettura di un concetto, quello dell’infinità mutevolezza dell’immaginario. È propria dei sogni appena terminati, quelli da dormiveglia mattutino, la sensazione labile di un ricordo a metà. Ci si sveglia portando al di qua delle palpebre ancora il segno di ciò che si è sognato. E se si tenta di raccontarle, quelle immagini, ci si confonde: la nettezza del sogno si perde nel percorso che unisce il ricordo alla sua narrazione. La scenografia e i costumi sono costruiti come un arazzo e fanno da chiave di interpretazione: un trapezio che diventa letto; un mobile che, se lo si guarda bene, è l’ingrandimento di una scatola porta-cucito; la catena alla caviglia di Limone è di stoffa anch’essa, è un gioco; i vestiti dei due sono un puzzle di lana e pupazzi, e tutto ha un sapore di artigianato d’altri tempi, compone una visione patchwork, in cui diversi particolari, cuciti insieme, creano la trama di un contesto. Il testo è portato in scena nella sua integralità, con l’aggiunta di una piccola partitura sonora, dettaglio che forse avrebbe bisogno di più spazio, magari da rubare alle parole o a qualche scena sacrificabile. Se gestiti con la stessa precisione di tutto il resto, i suoni potrebbero divenire un piano di racconto ulteriore, una goccia di solvente per diluire il ritmo. Ma il risultato resta di altissimo livello. Quello del Teatro dei Dis-occupati è uno sforzo onesto verso l’affermazione di un talento; tra le sue trame s’intravede la difficoltà di una compagnia underground di sopravvivere all’emergenza di questi anni. Loro non demordono e producono un ingegnoso “teatro per famiglie” in cui, di diritto, il primo spettatore, aiuto regista che firma l’unico foglio di sala pubblicato (appeso nel foyer), è proprio il figlio, il piccolo Andrea. 

 SOTTO CHIAVE da Juan Rodolfo Wilcock

di e con: Monica Crotti e Massimo Cusato

scenografia: Isabella Faggiano, Daniele Pittacci

costumi: Isabella Faggiano

 assistenti: Daniela Costanzo, Natsuki Nakamura

 produzione: Teatro dei Dis-occupati

 durata: 1h 20′

applausi del pubblico: 2′ 12”

 Visto a Roma, Atelier Meta-Teatro, il 3 maggio 2011

www.klpteatro.it

Domani, sabato 28 maggio presso l’ex Cinema Palazzo, Sala Vittorio Arrigoni, in Piazza dei Sanniti, San Lorenzo – Roma, la  Compagnia Teatro dei Dis-occupati presenta lo spettacolo per bambini ed adulti “FaRe Mi FaVolaRe”: letture di fiabe dal mondo accompagnate da musica dal vivo.

Voci recitanti: Monica Crotti, Massimo Cusato

Musiche dal vivo: Daniele Pittacci

http://www.salavittorioarrigoni.wordpress.com

 
Lunedì 23 maggio presso il Rising Love, via delle Conce 14 – Roma.
Una occasione per vedere 15 minuti dei due nuovi spettacoli prodotti della Compagnia Teatro dei Dis-occupati.
Selezionati per il MArteLive, sezione Teatro, presenteremo:
 
“Rebécca” scritto da Marco Andreoli
diretto ed interpretato da Monica Crotti
musiche Anja Kowalski, Silvano Magnone
canzone della nonna Marina De Tullio

 

“Paolina” scritto, diretto ed interpretato da Massimo Cusato

Ingresso: 5 euro (inclusa consumazione)

“Sotto Chiave” in scena all’Atelier Meta-Teatro di Roma

Dal 3 all’8 maggio

con Monica Crotti, Massimo Cusato

Regia: Monica Crotti, Massimo Cusato

Scenografia: Isabella Faggiano, Daniele Pittacci

Costumi: Isabella Faggiano 

 “Sotto Chiave” è uno spettacolo da non perdere per una lunga serie di motivi: per il testo, per la bravura degli attori, per la scenografia e i costumi e per quel senso di pienezza che non troppo spesso si ha dopo aver visto una rappresentazione teatrale.

In scena, all’Atelier Meta-Teatro in zona Trastevere a Roma, ci sono due giovani attori: Monica Crotti e Massimo Cusato della compagnia Teatro dei Dis-occupati.

Ma procediamo con ordine: il testo. Lo spettacolo è anche l’occasione per conoscere o riscoprire un autore geniale e poco conosciuto come lo scrittore di origine argentina J. Rodolfo Wilcock. “Sotto Chiave” è, infatti, tratto da uno dei suoi scritti più riusciti “Elisabetta e Limone”. Qui vengono affrontati, con poesia e semplicità, temi importanti come il senso della vita e della morte, la fragilità e la debolezza dell’animo umano.

È la storia di un profanatore di tombe, Limone, che entra furtivamente in un’abitazione e si addormenta. Al risveglio si trova incatenato a un letto. A sequestrarlo è stata la padrona di casa, Elisabetta, una vergine folle che da anni vive rinchiusa, tagliando vestitini per i topi e guardando il mondo esterno solo da una finestra. Con la sua conversazione incalzante la donna lo convince a restare e a condividere con lei la sua strana quotidianità.

Ma veniamo agli attori: Monica Crotti e Massimo Cusato. Con questo spettacolo hanno già vinto, nella sezione teatro-performance, il Premio Cantieri Opera Prima edizione 2010. La loro recitazione, sobria e senza sbavature, è intensa e perfettamente calata all’interno di uno spettacolo in cui proprio tutto, dal testo alla regia, dalla scenografia ai costumi, contribuisce a creare una sensazione di sogno e di incanto onirico.

Il personaggio di Elisabetta, folle e meraviglioso al tempo stesso non viene mai banalizzato, Monica Crotti ne fa una donna tenace e caparbia, ma insieme debole e disarmate per la sua estrema fragilità.

E, infine, la scenografia di Isabella Faggiano e Daniele Pittacci. Fili di lana, stoffe, mobili e oggetti antichi, lunghe coperte di lana colorata, sono solo alcuni degli elementi che la costituiscono. Curata fin nei più piccoli dettagli, è la cornice ideale per lo spettacolo per la sensazione di sogno e di sospensione che riesce a trasmettere.

“Sotto Chiave” sarà in scena fino a domenica 8 maggio.

 (Graziella Travaglini)

http://www.recensito.net/pag.php?pag=8499