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Monthly Archives: febbraio 2012

CENTRALE PRENESTE   

teatro per le nuove generazioni                                                                                                  

SABATO 24 MARZO ore 21:00 (sala nera)  via Alberto da Giussano 58 Roma – quartiere Prenestino/Pigneto

numero di posti limitato, consigliata la prenotazione

info e prenotazioni: 0627801063 –  06 25393527

info@ruotaliberateatro.191.it  –  www.ruotalibera.eu  – www.centraleprenesteteatro.blogspot.com                     

La Compagnia Teatro dei Dis-occupati                                            

presenta

SOTTO CHIAVE

di e con Monica Crotti e Massimo Cusato

liberamente tratto da J. Rodolfo Wilcock

La vicenda narra di un uomo, che entrato da una finestra all’interno di una casa, viene nel sonno incatenato ad un letto. L’artefice di questo strano sequestro è la proprietaria della casa, una donna che lo intrattiene con la sua conversazione di esilarante saggezza, inducendolo infine a tagliare insieme a lei vestitini per topi. Una donna che non esce più di casa, che ha ricreato un suo universo all’interno di quella che lei stessa chiama tomba privata. Un uomo che , altrettanto solo, deciderà alla fine di condividere con lei una vita “normale”.  Il mondo fuori, spiato da una piccola finestra, è frenetico, pieno di delitti; con queste parole lei cerca di convincere l’uomo incatenato a restare.

“ Uomini e donne, tutti son legati. Ognuno è ben legato alla sua tomba. E chi va in giro con quell’aria sperduta, è perché  ha perso il filo che lo legava”.  Uno spettacolo onirico con una sedia ed un trapezio.

Di e con

Monica Crotti e Massimo Cusato

 Scenografia

 Isabella Faggiano, Daniele Pittacci

 Costumi

Isabella Faggiano

 Assistenti

Daniela Costanzo, Natsuki Nakamura 

  • Vincitore del Premio Arte Laguna (Ve) 2009, Sezione Performance, con la versione ridotta di “Sotto Chiave”  (6 marzo 2010 presso le Tese di San Cristoforo) 
  • Selezionato al Premio Nazionale “Giovani Realtà del Teatro” (UD) – Settembre 2010 
  • Vincitore del Premio Cantieri Opera Prima indetto dal Meta-Teatro di Roma  – dicembre 2010

 

dicono di noi:

Grazie a una recitazione solida, a tratti straordinaria nel caso della Crotti, e complice una scenografia favoleschi e accattivanti, fatta di mobili antichi e lunghe coperte colorate, catene di lana e rattoppi di tessuto – realizzata da Daniele Pittacci e Isabella Faggiano, che ha realizzato anche i costumi – «Sotto chiave» riesce a far schiudere davanti agli occhi dello spettatore un mondo da favola gotica. Graziano Graziani – Carta 

http://grazianograziani.wordpress.com/2010/07/16/tra-wilcock-e-tim-burton-il-teatro-dei-dis-occupati/

È il gioco della fantasia e della sua narrazione, certo, quello in cui un gesto, se ripetuto con puntualità e ricalcato dalla direzione di uno sguardo, diviene immediatamente riferimento conosciuto; il gioco in cui un suono basta a scandire il tempo, un buio a far passare una notte. Eppure in questo arabesco intessuto da Monica Crotti e Massimo Cusato c’è di più. Il continuo slittare da un’immagine all’altra, affidato a una recitazione assolutamente impeccabile guidata da una e ben sostenuta dall’altro, diviene chiave di lettura di un concetto, quello dell’infinità mutevolezza dell’immaginario. Sergio Lo Gatto – Klpteatro

http://www.klpteatro.it/sotto-chiave-teatro-dei-disoccupati 

“Sotto Chiave” è uno spettacolo da non perdere per una lunga serie di motivi: per il testo, per la bravura degli attori, per la scenografia e i costumi e per quel senso di pienezza che non troppo spesso si ha dopo aver visto una rappresentazione teatrale. Graziella Travaglini – Recensito

http://www.recensito.net/pag.php?pag=8499

Rebecca, quando Sacks incontra il teatro

“Non bisogna mai raccontare certe storie agli idioti, non si può mai sapere cosa succederà”

di Riccardo Melito

Troppo spesso capita di sentire il peso del disprezzo, di vedere gli sguardi altezzosi di chi si considera superiore, integro, normale. Troppo spesso la gentilezza e la cura sono frutto della pietà, piuttosto che del rispetto dovuto a ogni essere vivente. Troppo spesso ancora oggi capita di sentire un insulto infamante: “Che sei handicappato?” o “Che sei mongoloide?”. Rebecca, attraverso la “scienza romantica” di Oliver Sacks, mostra che chi è considerato, sempre ingiustamente, un “ritardato” è semplicemente un individuo che sperimenta e vive il mondo in maniera diversa. Né minore o minorata, né peggiore. Rebecca è una ragazza “ritardata”, ha diciannove anni, ma “in certe cose è come una bambina”, come dice sua nonna. Il suo aspetto è “ridicolo e grottesco”, ha spesse lenti da vista, si muove in modo goffo e sgraziato, un’ “idiota motoria”, non riesce neanche a vestirsi o a usare una chiave per aprire una porta, potrebbe passare ore provando a infilare il piede nella scarpa sbagliata. Se però inizia a danzare i suoi movimenti si fanno armonici e fluidi. È capace di “attaccamenti intensi e profondi”, ama la natura e i racconti, riesce infatti a seguire perfettamente le metafore e i simboli della poesia e della narrativa, tanto da essere lei stessa creatrice di “primitive metafore poetiche”. Tutto ciò nonostante non sia mai riuscita a imparare a leggere, scrivere o far di conto.
Rebecca è quindi scissa tra una dimensione superficiale, frammentata, incapace, handicappata e una profonda coerente, completa e intellettualmente elevata. È questa parte interiore, ctonia, esoterica che la Compagnia Teatro dei Dis-occupati ha messo in scena nello spettacolo omonimo scritto da Marco Andreoli, ispirato al racconto contenuto nella raccolta L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks e rappresentato la scorsa domenica al Teatro Abarico di San Lorenzo a Roma. Monologo dai toni fiabeschi, Rebecca si avvale di una scenografia scarna – un cuscino, un mucchietto di sabbia, due scarpe, un vestito, un trapezio da circo – per rappresentare quel mondo coerente e poetico, danzante, composto e bello. Una brava Monica Crotti incarna perfettamente, sia nei movimenti, che nel linguaggio, le nevrosi che affliggono la “poetessa primitiva”, ma è capace, di colpo, di diventare funambolica acrobata mostrando come il pensiero e il corpo, anche quelli di un handicappato, possano volteggiare armonicamente con il cosmo. Una mano destra perennemente in moto, ripete sempre lo stesso gesto quando Rebecca è divisa e frantumata, più di quanto già non sia e si senta, dai test e dai medici, compreso il Dottor Esse. Merita in questo senso un plauso, la geniale trovata del dialogo tra la bottiglia d’acqua/lente di microscopio e il bicchiere/paziente, obbligato per sua natura a ricevere e contenere la diagnosi/acqua. Quando però Rebecca si trova sul trapezio della sua fantasia, ogni stereotipia scompare e tutto diventa fluido e sognante. Uno spettacolo che mostra quello che il racconto di Sacks non dice esplicitamente, che toglie dalla ribalta il medico per metterci il paziente, che narra l’aspetto poetico e creativo di uno “scarto della società”. Poetico, evocativo, da vedere.
Testo: Marco Andreoli
Regia: Monica Crotti
Aiuto regia: Massimo Cusato
Musiche: Anja Kowalski – Silvano Magnone
Canzone della nonna: Marina De Tullio (voce) – Stefano Ciacci (musica)
Produzione: Teatro dei Dis-occupati
Info: 3395733918 – 3398524083
http://www.teatrodeidisoccupati.wordpress.com

28 febbraio 2012

http://www.parolibero.it/it/spettacolo/rebecca-teatro-compagnia-disoccupati-sacks.htm

Teatro Abarico via dei Sabelli 116 (San Lorenzo) -Roma  Domenica 26 Febbraio 2012, ore 21:00 

Rebécca

di Marco Andreoli

diretto ed interpretato da Monica Crotti

Aiuto regia –  Massimo Cusato

Musiche – Anja KowalskiSilvano Magnone

Canzone della nonna – Marina De Tullio (voce) Stefano Ciacci (musica)

Produzione – Teatro dei Dis-occupati

Rebécca di Marco Andreoli è uno dei casi clinici contenuti in “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks. È uno straordinario racconto pieno di letteratura, affetto e verità.

In Rebécca la narrazione lascia spazio ad immagini e suoni in una scenografia fatta di pochi elementi: un cuscino, una sedia, delle scarpe su di un cumulo di farina ed un trapezio.

Rebécca, si ritrova nelle varie stanze della “sua memoria” ed attraverso parole e gesti ci parla delle sue manie, delle sue immaginazioni, della diversità tra gli esseri umani.

Le stanze diventano il luogo della narrazione, dove lei rivive alcuni frammenti della sua vita trascorsa per lo più all’interno di una clinica: sensazioni,emozioni angosce provate nel letto; ricordi di momenti vissuti con la nonna; la stanza dei dialoghi e delle terapie con i medici ed in fine un luogo non precisamente definito che è quello della fantasia.

Rebécca portatrice di un racconto è dunque la dispensatrice di una serie articolata di emozioni. 

Biglietti:      Interi 12 euro –     con prenotazione 10 euro –           ridotti 8 euro

Info e prenotazioni   www.abarico.it  – 3395733918

www.teatrodeidisoccupati.wordpress.com  –   teatrodis_occupati@libero.it