Salta la navigazione

Rebecca

Da “Detriti della Roma sommersa – Il teatro subacqueo” [26 gen 2013 di Simone Nebbia ]

” Il carattere delle città dipende dall’ambiente in cui sorgono: Roma, per esempio, non s’è mai adeguata a specchiarsi di sfuggita in un fiume che scorre. Avrebbe forse preferito un lago, matrona com’è. E invece un fiume le tocca e allora si fa sfuggente anch’essa, produce e consuma, scivola via tra le anse fino al mare. Anche nel teatro va così, ma proprio per questo ci siamo noi: i pescatori di sassi da riportare a riva, evitare che un corso troppo violento li trascini senza che nessuno se ne sia accorto. Nel corso di un maestoso lungofiume, fatto di spettacoli Stabili, più che stabili: immobili, qualche sassolino è passato in questa Roma teatrale degli ultimi tempi, ora incagliato in qualche cavità nascosta di un piccolo teatro, ora strenuamente appeso agli spruzzi d’acqua nella pancia del letto, a volte quasi polveroso e nemmeno visibile mentre l’acqua lo travolge.

Ci siamo bagnati allora, con i calzoni tirati su, nelle acque romane per raccogliere i detriti lasciati dal Consorzio Ubusettete che nella sua antologica al Teatro Argot Studio, con spettacoli di Daniele Timpano, Andrea Cosentino, OlivieriRavelli_Teatro, Teatro Forsennato, Kataklisma, ha voluto festeggiare questi 10 anni di lavoro del gruppo aprendo su artisti più giovani o almeno in definizione della loro maturità artistica. Nella rinnovata sala del teatro romano nascosto in un condominio trasteverino è andato in scena Rebécca, monologo di Marco Andreoli (ex del Consorzio con Circo Bordeaux) che vede la scena per opera della coppia-compagnia formata da Monica Crotti e Massimo Cusato, artisticamente Teatro dei Dis-occupati già visti con Paolina qualche tempo fa. Qui la regia è femminile e pari l’interpretazione: Monica Crotti si carica su di sé un personaggio difficile uscito dalla penna di Andreoli che ha rintracciato uno dei casi clinici di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, perimetra il palco nero con un esborso di luce molto contenuto, tenue atmosfera consapevole dell’umanità che porta in sé questo personaggio ammalato di vita, si direbbe, e che la rintraccia nei pochi oggetti rimasti a dirle cos’è, la vita: un cuscino, scarpe, una sedia, un’altalena, ogni elemento compone una stanza, un ambiente in cui rinnovare la propria necessità d’ascolto che si irrigidisce nella schizofrenia. Il testo di Andreoli, già ammirato per la sua geometria capace anche di sentimento, si trova a suo agio nel contesto scenico in cui l’attrice pone le sue parole, tra le quali si sgretola la sua indisciplina all’intimità, un disagio psichico non raccontato ma evocato dolcemente, quasi da non vedere più il bianco accecante del suo camice da paziente.” …

http://www.teatroecritica.net/2013/01/detriti-della-roma-sommersa-%E2%80%93-il-teatro-subacqueo/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: